In un angolo remoto dell’universo, in un Paese a forma di stivale, viveva una popolazione straordinaria: gli Italo-Guardoni, un popolo fiero, passionale e affetto da una strana sindrome chiamata “FOMO da salotto”.
Tutto iniziò una sera del 2000, quando, zappando col telecomando senza pietà, il Signor Mario B. inciampò su un programma nuovo: gente chiusa in una casa che litigava per chi doveva lavare i piatti. Fu amore a prima vista. "Non posso perdermi sta roba, bro", disse Mario, con gli occhi a cuoricino. E così nacque il culto del Grande Fratello.
Da lì, l’Italia non fu più la stessa.
Ogni sera, milioni di giovani e boomer si radunavano davanti alla TV come se fosse una messa profana, pronti a giudicare persone sconosciute che facevano… il nulla cosmico. “Dai, Ale, stasera nomination bomba, voglio vedere il dissing”, scrivevano su Twitter mentre sgranocchiavano popcorn come se non ci fosse un domani.
Perché, alla fine, il vero sport nazionale non è il calcio: è il commentare il trash altrui.
E il Grande Fratello? Era la Champions League del disagio.
Tra prove ridicole tipo "costruisci una piramide di spaghetti" e litigate per un croissant rubato, gli italiani trovavano la loro dose giornaliera di drama senza dover litigare coi parenti su WhatsApp. Self-care, ma versione low-cost.
Poi ci sono loro, i concorrenti: scelti con la cura con cui scegli il kebab alle 4 di mattina, ovvero zero. Influencer, ex calciatori, tiktoker dimenticati, gente che una volta ha fatto da comparsa in un video di Rovazzi: tutti pronti a gridare “IO SONO VERO!” mentre facevano l’ennesimo confessionale in lacrime perché qualcuno li aveva guardati male in cucina.
Ma attenzione, il vero motivo per cui gli italiani amano il Grande Fratello non è il trash. È la catarsi nazionale.
Vedi, guardare gente che si scanna per una fetta di prosciutto mentre tu sei in pigiama a mangiare patatine ti fa sentire una persona migliore.
“Io magari ho 6 esami arretrati, ma almeno non sto piangendo in diretta TV perché mi hanno nascosto lo shampoo.”
E c'è un sottile piacere sadico nel vedere i concorrenti crollare dopo una settimana senza telefono. Tipo esperimento sociale, ma più cattivo: "Ahaha, guarda come sclera perché non trova il caricabatterie, io senza TikTok durerei tipo... boh, 3 minuti, però li giudico lo stesso."
Alla fine, il Grande Fratello non è solo un programma: è uno specchio. Deformante, sporco, rotto, ma pur sempre uno specchio.
E guardandolo, gli italiani imparano una grande lezione: tanto vale farsi una risata, perché nella vita, come nella casa più spiata d’Italia, o vinci o finisci a litigare per una briciola di biscotto.
E comunque, diciamocelo, nessuno di noi ha davvero la forza di cambiare canale quando Signorini strilla "CLIP BOMBAAAA!".
Siamo condannati. Ma condannati col sorriso.
~ Paperissimo Me ~
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Posta un commento